lunedì 19 settembre 2016

Picnic sur l'herbe


Immaginate la scena.
Le tre donnine di casa Cataratta vestite alla meglio che attraversano come forsennate la stazione centrale di Milano, trascinando uno zaino da cui spunta un informe bolo di biancheria che rischia di stramazzare al suolo ad ogni piè sospinto. 
Immaginate l'angoscia della primogenita che concepisce il ritardo come la più vergognosa forma di depravazione (modestamente, tutta suo padre). E la seconda il cui unico pensiero è la coda di pallina (o messy bun, se volete essere internescional) scamazzata dalla corsa sotto la pioggia. 
Immaginate me, struccata e stropicciata, con l'opprimente responsabilità di una trasferta rubata in un giorno feriale qualsiasi, che il mio senso del dovere impone di dover trascorrere dietro un bancone e non a zonzo per l'Italia.

Ora fate un grandissimo sforzo di immaginazione, anzi fate proprio un atto di fede e credetemi.

ph: Carlotta Coppo

Le tre stesse di cui sopra appena 18 ore prima giacevano mollemente su un bel prato, poggiando le terga su teli fiorati color pastello, circondate di palloncini all'elio di ogni sfumatura di rosa, bolle di sapone, cestini in vimini, profumo di ex primavera, colori a tempera, cuscini in tulle a forma di cuore e tutto un ambaradan di roba molto fashion molto girlie. 


ph: Carlotta Coppo

A Parigi lo chiamerebbero picnic sur l'herbe, con tanto di ciotoline di frutta (evidentemente il non-di-stagione è un concetto alieno in quel di Milano, visto che giuro di non aver mai visto tante fragole in vita mia) e tramezzini con crema di nocciole biologica (e che ve lo dico a fare). 

ph: Carlotta Coppo

Le sorelle veleno, nei loro eleganti vestiti, per nulla provate dal lungo viaggio in treno (e poi metro e poi un autobus, e ancora metro), hanno lanciato immediatamente le scarpe, si sono gettate nel turbinio dei giochi sul prato, hanno liberato una decina di palloncini a testa, hanno ricorso altre bimbe tutù-munite e si sono fatte fotografare sfoggiando le loro migliori faccette. 

Ci si può mai abituare a tanta beltà?

ph: Carlotta Coppo

Fino a 48 ore prima della partenza, questa fuga frivola nel bel mezzo della settimana di un settembre carico di impegni mi sembrava un'idea bislacca e impraticabile. Ho per fortuna avuto la meglio su sensi di colpa e workaholism, ho sorvolato leggera sugli incastri organizzativi, ho soppresso pigrizia e indolenza per regalarmi un pomeriggio con le mie figlie all'insegna della becera vanità. 
Roba vacua che riempie il cuore. Il tempo speso a fare le giravolte su un prato, a parlare fitto fitto in treno, a cercare un bar dove pranzare rinfranca gli animi.
Le sterzate folli dalla routine rientrano a pieno titolo nei miei buoni propositi di quest'anno.



lili gaufrette - fall - winter 2016


Grazie allo Studio Zini Milano per averci ospitato e accolto con tanta gentilezza.

Il post che avete appena letto è un post sponsorizzato a tutti gli effetti. C'è chi la blogger la fa per noia, chi se la sceglie per professione, io né l'una né l'altra, lo faccio solo per passione.
E una curiosità di bertuccia che mi perseguita da 30 anni.

Rassicuro i più, Maison Cataratta non diventerà mai l'ennesimo tabellone pubblicitario sul web. 


Sceglierò di essere coinvolta solo in progetti che mi piacciono e mi divertono, senza mai perdere la tenerezza.