mercoledì 29 giugno 2016

Ultime dalla famiglia Cataratta.

L'immagine meravigliosa qui su è stata realizzata dall'amica Valentina E., che è un'artista brillante e geniale. Se mai un giorno decidesse di condividere le sue opere anche sui social network prometto che sarete i primi a saperlo.


I due conigli con due nomi improbabili - ultimi arrivati in casa Cataratta - per nostra sfortuna godono di salute di ferro: sporcano, rosicchiano, scavano, rompono qualsiasi cosa si trovi sulla loro traiettoria. Camuffati in un chilo cadauno di morbido pelo, hanno il peso specifico dei mufloni e la cazzimma spietata di fiere selvagge. Qualcuno, tra cui la sottoscritta, sostiene che in realtà siano conigli mannari. Li odio dal profondo e sogno di vederli presto in un forno con le patate. Se qualcuno volesse sottrarli al loro triste destino arrosto, è pregato di farsi avanti nel più breve tempo possibile.

Gatto Rocco ha finalmente trovato il suo equilibrio interiore, giace inscalfibile tra il letto e il divano e somiglia in maniera inquietante a Jeffrey Lebowski. Rifiuta con fermezza la lettiera di silicio, si nutre perlopiù di blatte rosse, cura la sua igiene personale con inspiegabile parsimonia e detiene il primato di felide più brutto dell'orbe terracqueo. Ama Madama Cataratta in maniera cieca e incondizionata e lei dal canto suo, lo apprezza molto.

Egle ha sviluppato un'ossessione compulsiva per i suoi riccetti biondi, che vuole sempre acconciati in una sghemba coda di pallina (messy bun per i più internescional), riesce a pepetiare per 16 ore consecutive senza mai riprendere fiato e passa dalla risata argentina al lamento da prefica in un batter di ciglio. A dispetto dei suoi natali partenopei, ostenta senza pudore tratti di torresità congenita, quella più insolente e adorabile (propongo #cutetorresità come hashtag dell'anno). Ogni mattina si sveglia e mi ricorda quella cosa. Quale cosa? Le mutande di zia Rosa. A questo punto, secondo lei, dovrei ridere.

Matilde ha concluso il suo primo anno di elementari con risultati che gonfiano il cuore di orgoglio materno, legge qualsiasi cosa le passi tra le mani, perde denti con cadenza quindicinale e osserva il mondo attraverso gli occhiali rosa, con una determinazione sulla cui natura la madre si interroga ogni giorno. E' uno scricciolo di scarsi 20 chili, tenera e volitiva, severa e equilibrata. Non perde un evento mondano nel raggio di 5 chilometri neanche se glielo prescrive il medico. Ad un colloquio, la maestra ha sentenziato: "Tranquilla, Cataratta, potresti anche essere una pessima madre. Lei vola altissimo anche da sola".

Lo Squinzio ha trovato finalmente un senso alle sue nevrosi notturne, ingaggiando un'aspra lotta contro i netturbini della raccolta differenziata, sbadati e ignavi a suo dire. Ogni cartone dimenticato diventa un buon motivo per una segnalazione all'ASIA. Il rumore del camion della spazzatura è l'unico sollievo alla sua insonnia. Questo 2016 gli ha regalato meritate soddisfazioni lavorative e qualche pozzanghera familiare (che però ha gestito con diplomazia che è la sua forza più grande). Saltuariamente tenta qualche goffa incursione nel trash per compiacermi, per poi tornare a rifugiarsi nei suoi mattoni sulla storia del pensiero evoluzionista. Ci segue, anzi ci insegue con amorevole rassegnazione.

La Madama Cataratta si prepara con poca convinzione a scavalcare la soglia degli -enta, si sente inchiodata alle sue responsabilità e ogni tanto progetta brevi e rinfrancanti fughe. Ha un'agenda verde menta con cui pensa di avere il controllo del suo tempo, ma che in realtà è solo la causa di una tendinite nuova di zecca. È molto impegnata a guardasi l'ombelico, parlare di se stessa, trovare una nuova dimensione, rifuggire da un rigurgito di adolescenza che proprio non ci voleva. Si è iscritta persino in palestra, con non poca vergogna ma tanta soddisfazione. Impiega scampoli di tempo  facendo maratone su Netflix, lascia scadere la roba in frigo, sta organizzando per la prima volta nella sua vita una festa per soli adulti. Sente che è giunto il momento di esprimere gratitudine per quello che è e per quello che ha. Sono mesi che cerca le parole, ma proprio non ci riesce.

Comunicazione di servizio: Sabato 2 luglio, se sopravvivo ai preparativi (improbabile), festeggerò i miei 30 anni nella Maison Cataratta, tra vino, canti e balli (suonerà La Terza Classe, se non li conoscete fate un giro al centro storico o su youtube).
Sì, ci sarà contemporaneamente la partita dell'Italia e no, non abbiamo la TV in casa. O meglio ce l'abbiamo, ma un incendio ha bruciato l'antenna (non è una boutade). A tutti quelli che mi stanno affliggendo l'anima con questa storia degli europei, ve lo devo dire: B-A-N-A-L-I.
Procuratemi un'antennista e salvatemi dalla debacle.

Vi vorrei tutti, ma proprio tutti, perlomeno con il cuore.