giovedì 24 settembre 2015

Viaggio in Provenza



Se per un attimo vi è passato per la testa che anche quest'anno la famiglia Cataratta si sarebbe piegata alle tristi logiche della villeggiatura sotto all'ombrellone, vi sbagliate di grosso (o sì che vi sbagliate).
Perché sia chiaro una volta e per tutte che avere dei figli non significa rinunciare alle proprie passioni, seppur nel rispetto delle esigenze di tutti i componenti della famiglia (pure quelle di gatto Rocco).

Quindi allegri e ciarlieri come sempre, abbiamo preso la macchina di mio fratello, che è un po' meno sgangherata dell'Atos rossa (ma neanche poi tanto) e siamo partiti alla scoperta della Provenza. La prima tappa del tour prevedeva una sosta strategica a Lucca, che ci ha riempito gli occhi di meraviglia per quanto è bella . Purtroppo siamo stati qui solo il tempo di una doccia, una dormita e una fuga al "La tana del boia" dove io e lo Squinzio brindavamo alla nostra con dell'ottima birra artigianale, mentre le sorelle veleno assaggiavano per la prima volta nella loro vita il salame di cervo ("buono questo Bambi", ha urlato una delle due). Insomma, bella Lucca, penserò a te ogni volta che il frastuono della mia città mi farà sanguinare le orecchie.




Dopo una ginkana di 6 ore sulla Genova-Ventimiglia, saltata a piè pari tutta la Costa Azzurra, abbiamo deviato verso la meno nota regione del Verdon. Avreste mai detto che nel centro dell'Europa si nascondesse maldestramente un grandissimo canyon con tanto di lago azzurrissimo e inquietanti avvoltoi che volano pacifici come i colombi a piazza San Marco? 
 Bene. 
Nel caso la destinazione solleticasse la vostra curiosità, vi consiglio di sistemarvi a Aups, cittadina poco turistica ma molto accogliente dove i francesi odorano di vino rosso anche alle 10 del mattino mentre vanno a zonzo con les paniers stracolmi di fragranti baguette (perché a noi i cliché ci piacciono assai). 

Le gole del Verdon offrono una vasta scelta di attività ludico-sportive da praticare con tutta la famiglia: canyonig, trekking, free climbing, biking e molte altre -ing di cui manco ricordo il nome. 
La famiglia Cataratta che è notoriamente assai prudente, ha scelto quella che più si addiceva alla sua indole: il pedalò. Imbracati di tutto punto come dei veri avventurieri, abbiamo girato in lungo e largo il lago di Sainte-Croix, fermandoci solo per un pic-nic estemporaneo a base di patè di aubergine e brie. Se vi trovate per caso da queste parti, vi consiglio una sosta a Moustier Sainte Marie per un gelato a forma di fiore e anche un salto a Rougon che è un villaggio di 105 anime che domina incontrastato sulle Alpi dell'Haute Provence.



Lac Sainte-Croix







Rougon




Dopo 3 giorni immersi nella natura più selvaggia - un attimo prima di trasformarci in stambecchi - siamo partiti alla volta di Marsiglia, che per dirla spiccia-spiccia è la Napoli della Francia, quindi perfetta sotto ogni aspetto. Qui ho lasciato un pezzo di cuore e penso che presto tornerò a riprenderlo: Marsiglia è l'unica città che ha fatto vacillare il mio amore incommensurabile per Parigi. Non starò qui a descrivervi la bellezza del Panier inondato di sole, né vi racconterò dei profumi che viaggiano impudenti sul Mistral
Non ne sono capace.  Però vi posso assicurare che Marsiglia val bene una, due, cento messe.











Abbiamo alloggiato nella bellissima Pension Edelweiss, grazie alla ricerca accurata dei nostri compagni di viaggio, che sono stati splendidi come se non fosse bastevole tanta meraviglia. Per rispetto per la loro discrezione non posterò i milioni di selfie (vi ho già detto che lo Squinzio ci ha allietati con un supertecnologico selfiestick?), ma vi giuro che eravamo una carovana bellissima e colorata.


Da Edelweiss, la colazione più bella della mia vita

Meritano una menzione d'onore L'Horloge, ottimo bistrot al centro di Marsiglia, e il Parc Longchamp, dove i bambini possono trascorrere un pomeriggio allegro rimirando di tanto in tanto il tramonto sul Vieux Port.

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L'unica gita fuori porta è stata Aix en Provance, su cui non mi dilungherò perché è una città incantevole, ma posticcia. Gli do un 5 e mezzo di incoraggiamento, ma nulla di più.

Niente a che vedere con la vera perla della Provenza, Arlès, che ci ha fatto battere il cuore con i suoi balconi fioriti, le sue donne in bicicletta con le gonne svolazzanti, gli ombrelli variopinti al posto delle luminarie, le quiche lorraine e le clafoutis ai mirtilli. 
Da queste parti la francitè convive bene con la corrida, le palle di toro a cena, i gladiatori e gli anfiteatri romani. E tutta questa balzana promiscuità in fin dei conti è semplicemente deliziosa. Tra l'altro, per chi fosse sensibile all'argomento, ogni anno tra luglio e settembre ad Arles si tiene il più importante festival della fotografia - i Rencontres d'Arles.
Se proprio dovessi immaginare un buen retiro - quando sarò vecchia e decrepita e il campanilismo non sarà più sufficiente ad amare questa città così difficile - forse forse la mia scelta ricadrà su Arles. Certo su un metro e 50 scarsi, il cappello di paglia a falde larghe fa molto effetto fungo, ma con una baguette sotto l'ascella e i fiori nel cestino della mia bicicletta pensate forse che potrà importarmene qualcosa?










Dimenticavo! Ad Arles ci sono i fenicotteri rosa



Per completare l'opera, visto che 10 giorni in giro per l'Europa non ci sembravano abbastanza, abbiamo deciso di ritornare a casa in un'unica tirata. I numeri sono spaventosi ed è per questo che voglio condividerli qui, a futura memoria.
1200 km, 14 ore in macchina, 6 soste, 2 confezioni di grisbì, 4 caffè, 16 pipì in tutto.


Si ringraziano in ordine di apparizione:

Lo Squinzio che per nostra fortuna ha dimenticato le paturnie e indiosincrasie a Napoli, regalandoci così un Furio depotenziato che ci è piaciuto assai.

I Capuani che sono stati una conferma di quello che sospettavo da tempo, ovvero che sono persone speciali a cui vogliamo bene (cuoricini sparsi a iosa per voi che ve li siete meritati - due in più a Ciccio e Paolo che hanno sopportato con stoicismo macho le due sorelle veleno).

Gatto Rocco che ha allietato l'estate di nonna Diana con tante pucciose cacche (e mai una nella lettiera!)

Il selfie stick dello Squinzio che merita a pieno titolo di entrare nel nostro stato di famiglia.

Le sorelle veleno, amabili compagne di viaggio, curiose e instancabili, avete vinto anche stavolta.


E voi?
Raccontatemi le vostre vacanze.