venerdì 4 settembre 2015

15 giorni di libertà: storie di vacanze dissociate

ph- Squinzio

A costo di sembrare una madre anaffettiva, snaturata, balzana, egoista e pure un po' stronza quando ho saputo che lo Squinzio e le sorelle veleno sarebbero partiti alla volta di Porto Torres (Sardegna) per 15 giorni, ho provato la stessa vertigine che percorre la schiena di ogni adolescente che per la prima volta rimane solo in casa. Gaudio e gioia, e pure un po' di emozione. E potrà sembrare anche infantile, ma mi sono cullata al pensiero della libertà, contando i giorni e stilando liste (ma va'). 
Siate comprensivi, io non so cosa sia la solitudine, il silenzio perpetuo, la preoccupazione di dover pensare solo a me stessa e non alla piccola minoranza etnica che è diventata la famiglia Cataratta, entrare in una dimensione nuova e inesplorata, dove i bisogni primari (i miei) diventano il mio unico pensiero, senza dover volteggiare tra  l'incastro perfetto degli impegni di tutti.

15 giorni.

15 giorni per lavorare come Stachanov, che si sappia che in un'altra vita sono stata una workaholic, zitella e forse pure cocainomane.

15 giorni per consumare sul lavello della cucina tutto il junk food a cui ho rinunciato scientemente quando ho deciso di procreare.

15 giorni per tracannare almeno un mojito a sera, non necessariamente in compagnia.

15 giorni per guardare un'intera serie tv, un po' lesbo un po' chic, tutta d'un fiato, tutta in una sera.

15 giorni per indossare solo shorts da 14enne, che allo Squinzio proprio non piacciono, che tanto sotto al camice manco si vedono.

15 giorni per abbrutirmi, ché se una cosa il grande cinema d'autore mi ha insegnato è che "la sregolatezza pura, che non ha a che fare col genio, m'esalta".

15 giorni per spogliami ogni sera nel corridoio, lanciando le scarpe dietro le spalle senza timore di colpire una nana minorenne e seminando una quantità imbarazzante di vestiti per terra e lasciarli giacere lì, senza pudore e senza vergogna.

15 giorni per parlare con gatto Rocco che reclama anche lui il suo pezzetto del mio tempo.

15 giorni per lasciare incompiuti almeno una decina di progetti fallimentari che prevedono l'uso di sostanze velenose e tossiche (perché se c'è una cosa a cui proprio non posso rinunciare è raccattare roba infestata dai tarli e lasciarla lì giacere finché le colonie di animaletti non entrano a far parte del nostro stato di famiglia).

15 giorni per una seduta di 3 ore di shopping sconclusionato durante i saldi avanzati.

15 giorni per scegliere quando fare la doccia.

15 giorni per scegliere SE fare la doccia.


Pare impossibile che certe aspettative vengano deluse con così tanta veemenza, ma Cataratta cara, hai quasi 30 anni, certe cose dovresti saperle.

Quindi in questi 15 giorni, più che il rifugio della dissolutezza più estrema si sono tramutati in una lunga e proficua seduta d'autoanalisi.
Quindi ho imparato che:
·         lavorare 12 ore al giorno con una mandria di clienti polemici e incazzati può non essere piacevole anche per le stachanov più appassionate.
·         alla lunga il junk food sul lavello e il mojito tutte le sere fanno ingrassare anche me, che ho un supermetabolismo accelerato, dono di mammà.

·         gli shorts sono scomodi e le serie lesbo un po' chic alla lunga stufano (soprattutto se non puoi condividere il tuo amore nuovo di zecca per l'androgina più sexy del pianeta con il tuo Squinzio che quasi si era abituato all'idea di un menage a trois platonico con Kruger).

·         la sregolatezza pura e i vestiti sparsi per la casa sono affascinanti solo se hai 20 anni o sei Libero de Rienzo.

·         gatto Rocco non parla, in compenso caga tre volte al giorno, nei luoghi più incredibili.

·         lo shopping durante i saldi fa molto anni novanta, oggi direi che è ampiamente sopravvalutato.

·         La doccia. Beh la doccia...