venerdì 19 dicembre 2014

Albero di natale di carta - tutorial



Ammettiamolo una volta e per tutte. 
Una delle cose più brutte del Natale sono gli alberi posticci, che prendono polvere per 11 mesi e poi vengono abbardati a festa come cougar rifatte male. 
Non ce la posso fare, tutta quella precisione dei rami sistemati con simmetria, mi fa venire il voltastomaco. Il rosso, il dorato, l’argentato sono nuances che non compaiono nel pantone della Maison Cataratta. Per non parlare di BabboNatale, con tutta quella inquietante obesità insalamato nella tutina rossa.
Vogliamo parlare di mostaccioli e roccocò? No perché io proprio vorrei conoscerli questi estimatori dei dolci natalizi. Salvo giusto il pandoro, che io mangio dal 6 gennaio in poi, quando raggiunge un prezzo ragionevole, in fondo è solo un ammassi di grassi idrogenati e zucchero, 2 euro sono più che sufficienti. 

Le grandi abbuffate cozzano con la mia ortoressia (io sono una di quelle che mangia poco e spesso. Spesso poco, ma questo è un altro discorso). 
No, a me il Natale proprio non piace, mal tollero persino gli zampognari, e per questa mia peculiarità io mi sento profondamente ghettizzata, soprattutto su Pinterest.
Da quando mi sono riprodotta, però, il Natale diventa un obbligo a cui mi sottopongo ben volentieri per le mie creature. Ma l’avversione per il Natale è evidentemente una cosa genetica: ricordo gli occhi di Matilde (all’epoca aveva scarsi due anni) pieni di paura che sussurrava “BabboNatale non esiste, BabboNatale non esiste”, perché l’idea di un vecchiardo canuto che striscia in casa nel cuore della notte, la turbava assai e la costringeva a lunghe sedute di training autogeno.

Ma a volte il marketing pressante diventa più potente della genetica, quindi, nonostante le belle parole, anche qui nella Maison Cataratta dall’8 dicembre si respira una leggera brezzolina natalizia (niente di grave comunque).  L’albero lo prendiamo vero da Ikea, ché ci solleva molto l’idea che alla fine delle feste possiamo restituirlo senza alcun rimorso in quanto, dopo essere stato frullato, rinascerà scaffale di STUVA (questa perlomeno è la storia che mi piace raccontare alla prole). 

Fedele alla legge di Murphy, scelgo il giorno più piovoso, così che io possa smadonnare in pieno spirito natalizio, mentre attendo il mio turno all’addiaccio fuori di capannoni di Ikea. Se voglio fare le cose fatte bene, il giorno prima lavo pure la macchina (evento che capita giustappunto una volta all’anno), così che sia ancor di più un piacere caricare il ricettacolo di aghi di pino, sporco di fango. E vai con il jingle bells!
L’alberello che abbiamo scelto quest’anno è piccolo e brutto, stortignaccolo, sul secco andante, insomma proprio come piace a noi. La mia è una questione di estetica: le cose lucide-sberluccicanti-sgargianti-paillettate-luminose, che strizzano l’occhio al lusso, non mi piacciono in nessun ambito. Per me sono più gradevoli le cose polverose, vecchiotte, decadenti e non parlo necessariamente di vintage. 
Insomma nella nostra vita è arrivato questo alberello molto spennacchiato, che le due sorelle veleno hanno provveduto a riempire di palline (come se non avesse già molti problemi di suo, povero cocco).

Io nel frattempo mi sono dedicata al mio albero di carta a muro, che ho amato così tanto  che ho deciso di farne un’istallazione permanente. 
Quindi ho pensato: perché non fare un tutorial? E lo dedico a tutti quelli, pochi, che decorano la casa il 22 dicembre in barba a questo trend così sgradevole di circondarsi di luminarie già il 20 novembre.

Ecco quindi. 
Andate a Port’alba e comprate quei libricini a 1 euro di carta ingiallita, di bassissima lega (tipo romanzi di Delly, così da non turbare troppo i bibliofili). Strappate le pagine, non è necessario essere precisi, l’approssimazione è l’anima di questo lavoro.


Sistemate le pagine per terra, sovrapponendole alla bene e meglio, a forma di albero. Quando sarete soddisfatti del risultato, attaccate tutto con lo scotch, senza ritegno alcuno perché tanto state lavorando sulla parte che avrà contro il muro, quindi nessuno potrà giudicare i rammaggi. Quando avrete completato l’opera, attaccate l’albero sul muro con delle punesse (discrete mi raccomando, niente di colorato).
Questa ovviamente è una versione ridotta, io l'ho fatto di quasi due metri

Alla fine, sempre con dei chiodini, facendo attenzione a non bucare i fili elettrici onde evitare la folgorazione natalizia, sistemate le lucine colorate. Io le ho comprate da Ikea l'anno scorso (tipo queste), comunque ne trovate a battaglioni in questo periodo.

Direi che fa la sua porca figura, che ne dite?