lunedì 28 luglio 2014

Le chiamano vacanze #4 - La villeggiatura


                                              


La famiglia Cataratta, finalmente al completo, continua allegra la villeggiatura con le bianchissime terga spalmate sulla sabbia nerissima dell'inospitale Procida.

Le sorelle veleno, nonostante un debutto marino incerto e carico di circospezione, dopo una cura Ludovico, sembrano due sirenette lillipuziane con braccioli rosa al posto delle branchie.
Con massimo stupore hanno scoperto la differenza tra il canguro, animale a loro familiarissimo, e il paguro, mostro marino sconosciuto. Scorrazzano scalze, bionde e ricce, sporche e selvagge insieme a una banda di indomiti marmocchietti che farebbe invidia persino a Golding.

Matilde a dispetto della sua eleganza un po' snob, ha imparato un sacco di nuove parolacce che sciorina con estrema teatralità nei luoghi e nei momenti più consoni. La sua puntualità è così disarmante che le abboniamo anche il turpiloquio.

Egle ha sviluppato un inquietante senso per il sangue. Appena qualcuno della combriccola si sbuccia un ginocchio (cosa che, come potete immaginare, capita sovente) lei corre sovreccitata, scruta, annusa, chiede dei bisturi. Per non parlare delle ambulanze che su di lei hanno un fascino irresistibile. Prevedo una carriera a metà tra il chirurgo e il serial killer. 

Lo Squinzio, durante le sue brevi fughe sull'isola, si è innamorato di un matematico veronese, munito di folta barba e occhio ceruleo (praticamente il suo riflesso allo specchio). Purtroppo la sua tecnica collaudata di approccio ("ma 9 per 9 farà 81") con lui non ha sortito l'effetto sperato. Quindi ha puntato tutto su un maestro di tennis che a quanto pare a settembre gli darà qualche lezione. Sospetto che la nuova passione farà la stessa fine della bicicletta e del trekking, ma lo assecondo.

Io, invece, in questa nuova dimensione di molle nonfarniente non mi sento proprio a mio agio. Ho scoperto che l'unico motivo per cui riesce a tollerare  6 ore consecutive di salsedine nei polmoni è il pettegolezzo da spiaggia. Niente mi solletica di più la curiosità come notizie random, vagamente pruriginose che scorrono sotto agli ombrelloni. 

Per il resto odio tutto.
L'ozio mi rende nervosa, il mare mi sfianca, il caldo mi ottunde.
La connessione dispettosa mi fa salire la tachicardia.
L'iPad mi ha fatto venire la tendinite e comunque non sostituisce adeguatamente il pc, che sarà meno cool, ma il suo sporco lavoro lo fa e anche bene. 
Inoltre la manciata di miglia marine che mi separano saltuariamente dallo Squinzio, indefesso lavoratore, sono una distanza troppo ampia per essere tollerata (in barba alla maledizione del settimo anno che ci vorrebbe a lanciarci bicchieri tutte le sere). 
Insomma, questa vacanza non mi ha riposato neanche un po'.
Per non parlare della lista-di-cose-da-fare-a-settembre che ha assunto dimensioni preoccupanti.

La verità è che non vedo l'ora di ritornare a fare l'infaticabile Malaussène con i miei clienti vecchietti purtroppo non di Belleville, bensì di Volla (che in compenso, maneggiano le carabine molto meglio dei cugini francesi). 

Per fortuna, le vacanze hanno questo di bello: ad un certo punto, presto o tardi, finiscono.