mercoledì 11 settembre 2013

Vita nell'Anticaglia

ph. Fabio Borriello, ovvero lo Squinzio
Instagram: fabiolokomotiv

Ogni sera Giggino si affaccia al suo balcone a torso nudo estate&inverno, telefona a uno dei suoi 5 avvocati (rispettando una regolare turnazione), si garantisce le successive 24 ore di libertà. Subito dopo comunica ai suoi scagnozzi i cavalli su cui puntare cifre da capogiro.
Alla domanda "Scusi ma lei di cosa si occupa?" risponde con un generico ma eloquente "Import-export ca Cin'".
Odia il mio orto, odia i miei gatti, odia le mie festicciole, ma non si lamenta mai se lascio fermentare la monnezza sul terrazzo. Dice che gli ricordano i suoi amati quartieri spagnoli.

Anche Carmelona parla a telefono affacciata al balcone, ma lo fa poggiandosi su due tettone decorate con una rosa tatuata. Usa un linguaggio scostumato con i suoi molti amori e lo fa senza pudore alcuno davanti ai miei ospiti annichiliti. C'è gente che accetta i miei inviti a cena solo per sentire le sue conversazioni sporcaccione.

La signora Tina, mamma della ninfomane suddetta, non conosce il concetto di privacy. Lei si affaccia al balcone solo per farsi gli affari miei e considera un affronto le tende alle finestre. Mentre cucino, mi chiama a gran voce per consigliarmi quello o quell'altro ingrediente; se nota sul mio stendipanni un vestito macchiato, fa scivolare dalla finestra una bustina di sbiancante; se dimentico la luce accesa sul terrazzo, mi chiama nel cuore della notte per avvertirmi.
-No perché sai, mi sono permessa di chiamarti a quest'ora, perché ho visto Fabio che veniva in cucina a bere e quindi ho pensato che eravate svegli. Mica ti dispiace?
Ma la signora Tina riveste un ruolo fondamentale nel microcosmo-Anticaglia: lei è la muezzin della pioggia. Appena il cielo si fa un po' plumbeo, si leva un: -ASSUNTAAA!VALERIAAA! MARIAAA! 'E pann'!Chiov'!
In cambio di questo servizio sociale, le si perdona quasi tutto.

Alle 20 in punto, ogni sera nella mia prima stanza si ode il sordo suono di un tamponamento. Sono due motorini, ogni sera diversi, entrambi in controsenso, uno sul cardo, uno sul decumano che impattano violentemente. Tutto il quartiere si riversa in strada, seda gli animi, disinfetta ferite, chiama l'ambulanza, si schiera per l'uno o l'altro. Poi si fa la pace perché se è colpa di entrambi, ci sono solo innocenti. Uno spettacolo che non mi perderei per nulla al mondo.
In queste occasione rimpiango di non poter intervenire con un "Fate largo, sono un medico" ("fate largo, sono una farmacista" non ha lo stesso fascino).

Di fronte alla mia camera da letto, a meno di 5 metri, perché i vicoli qui fanno sul serio, c'è una coppia di giovani, lui trombettista affermato, lei attrice. Io li amo visceralmente, soffro se litigano, non mi addormento finché non si sono ritirati la sera, temo per la sua linea quando vedo lui abbuffarsi di junkfood quando lei è lontana. Loro ripagano la mia dedizione negandomi anche un sorriso, gli stronzi.

La schizofrenica dell'ultimo piano, canta a squarciagola tutta la notte, con una bottiglia di birra in mano che si versa suoi pantaloni mezzi calati. E' lesbica e poetessa, incompresa ai più.

Vincenzo invece è stato il piccolo del quartiere per vari anni. Finchè il padre non ha ottenuto gli arresti domiciliari, è tornato a casa e ha ingravidato per l'ennesima volta la madre.
In età prescolare,si aggirava per i vicoli con una schedina in mano, fermava i passanti e chiedeva: "Agg' pigliat'?" (trad. "Può leggere, di grazia, se per caso ho vinto qualcosa?"). Come tutti i bambini della zona adesso è grasso e flaccido e trascorre ore sul motorino fermo di fronte al circolo dei Mastiffs.

Da quando sto in questa casa, per le figlie, per i vicini o per i fantasmi, io non sono mai sola.