sabato 5 gennaio 2013

Bagni pomeridiani



L’acqua riempie la vasca.

Il vapore sale.

Egle mi delizia con versi striduli che accompagna a dei passetti circolari che la rendono simile a quelle scimmie giocattolo con i piatti in mano.

Mati si è già buttata, ma ha dimenticato di sfilarsi la canottiera e un calzino.

Indugio con i panni bagnati in mano, Egle per protesta lancia le paperelle nella vasca, provocando minitsunami.

Le infilo entrambe nell’acqua.



Inizio a insaponare i capelli di Matilde, per recuperare tempo.
-Mamma! Il sapone è negli occhi, brucio!
-Mati non esagerare e piega la testa a destra. Non quella destra, l’altra destra.
-Mamma! Ele sta facendo pipì nell’acqua! Anche io faccio pipì nell’acqua?
-Sì, Mati, quest’acqua è già una cloaca.
-Una cloacca? Faccio cacca?
-No Mati per la cacca aspetti.
-Mamma! Ele balla e mi schizza!
-Egle smettila di fare la foca, ché mo tocca pure a te.

Dirigo il getto sulla sua capoccia di riccioli, ricomincia lo stridore.
Soffia, si agita, sputa acqua.
Avvolgo la biscia obesa nell’asciugamano e accendo il phon.

Mati ha aperto l’acqua fredda, rischia il congelamento.
Mi fiondo, ma lascio incautamente Egle bagnata e nuda con la spazzola in mano. Lei si alza e corre verso il corridoio buio, fiera del costume adamitico.
La catturo, finisco di asciugarla. Lei si arrabbia perché non riesce ad afferrare il getto di aria del phon.

-Mati, mamma va a vestire Egle in camera, tu stai buona e canta la canzone del toro che la mattina va a lavorare. Ad alta voce per favore.
(Se smette di cantare, vuol dire che sta affogando, quindi posso correre a salvarla).

La biscia è spossata dal vapore, la sua pressione è ai minimi registrati, la mia è altissima. Quindi approfitto della sua fiacchezza e della mia fretta per infilarle al volo il pigiama. Al rovescio.

Ritorno da Matilde che intanto canta ancora e la tiro fuori.

Intanto Egle sta pattinando sull’acqua , è di nuovo bagnata. Cerca di infilarsi nel cesto dei panni sporchi.

Il bagno è diventato un acqua park, se accendo il phon siamo tutti fottuti. Le prendo in braccio entrambe, una asciutta l’altra fracida, corro nella stanza, le piazzo vicino al termosifone e riattacco con il phon.
-Mamma, pozzo tagliarmi i capelli come te? Io voglio i capelli lunghi come te. Sei bella mamma, ma non con gli occhiali.
-Grazie tesoro, ma ora non possiamo tagliare i capelli, ho il brodo sul fuoco.

Già. Il brodo. Sul fuoco.

Ho bruciato il brodo.

Perché si può bruciare anche il brodo.

La vasca da bagno ha un grande potere evocativo. Luci soffuse, un libro, la musica che si insinua nella schiuma.

Non per me, non ora.

(Ovvero, tiempe belle ‘e ‘na vota.)