martedì 4 dicembre 2012

Gattaccio dove sei?


Gattaccio dove sei?

Alla fine sei riuscito a fuggire, ma adesso noi siamo davvero in pena. Fuori fa freddo e noi senza di te non sappiamo come giustificare tutti i rumori notturni nel corridoio.

Che ne sai tu di questi vicoli così ambigui?

Ti sei mai chiesto perché in una città sommersa dalla monnezza, non ci sia nemmeno un gatto?
Per i teppisti minorenni che giocano sotto casa sei un animale esotico quanto un rinoceronte.

Ti sei mai chiesto perché tutti conoscessero i tuoi spostamenti e me li venissero a riferire ogni volta che partivi per nuove scorribande?

Pochi giorni fa, la tizia di Sant’Egidio che ha lo studio nella chiesa sconsacrata, mi aveva avvertito:  -Guardi il suo gattaccio malefico, nottetempo, viene a cagare sulla mia scrivania!

Il mese scorso hai terrorizzato Ciro, il duenne obeso che si affaccia alla finestra e mi chiede “Aro’ stann’e ccriatur’” riferito alle mie pargole. Era così spaventato che la madre per calmarlo ha dovuto  dargli due ceffoni (come da metodo Montessori). E poi voleva darli anche a Fabio.

Hai rubato la braciola al sugo della vicina, che imprecò molto perché qui il ragù della domenica è sacro.

Hai fatto cadere per terra la signorina Clara, che in 86 anni non aveva permesso a nessuno di strofinarsi sulle sue gambe.

Ho provato a chiuderti in casa, ma eri infelice. Ti ho permesso di uscire e hai combinato un sacco di guai.

Alla fine sei fuggito e non sei più tornato.

Matilde parla ancora a telefono con te, mi dice che sei morto, ma che domani torni.

Io nel dubbio ti aspetto. E continuo ad aspettare anche Cataratta, Petra e Felafel.

Gattaccio dove sei?