venerdì 30 novembre 2012

Folletto adulatore


Ci sono un sacco di categorie che non sopporto.  

 In barba al politicamente corretto, odio i parroci, gli ausiliari del traffico, i medici della mutua, i professori di educazione fisica, gli avvocati civilisti, le persone in divisa (perché la coglionaggine aumenta in modo esponenziale se camuffata), i parcheggiatori abusivi, gli agenti immobiliari, i benzinai,  i controllori sull’autobus, naturalmente i farmacisti.

(Ho offeso tutti? Vado avanti)
Ma da un po’ di mesi campeggiano imbattuti sulle mie palle, i tizi travestiti da gangster con la cartellina in mano che bussano alla porta ad orari improbabili per rifilarti il folletto. Vengono in media 3 volte alla settimana, offensivi e boriosi.

- Scusi, lei che aspirapolvere usa?
- Non ne ho idea, so solo che il gatto la teme molto.
- E funziona?
- Direi.
- Le posso far vedere quant’è sporca la sua casa?
- No guardi, so farlo benissimo da sola.
- Ma lei ha anche il parquet!
- Appunto, la polvere lo rende vintage.
In realtà, dentro di me la tentazione di mandarli a farsi un folletto è forte, ma poi mi tornano in mente tutti i motivi per cui voto a sinistra e così desisto.

3.00pm
Sedate le pupe, io il pomeriggio dormo.
Sono geneticamente predisposta al pisolino: come i vecchi, io dopo pranzo riposo gli occhi, mi abbiocco, vado a coricarmi. Dormo.

Campanello.
Bestemmia.
Ancora campanello, questa volta più insistente.
Egle si sveglia, è più incazzata di me.
Matilde piange.
Guardo dallo spioncino e lo riconosco: quel gessatino impomatato lo hanno solo loro.
Spalanco la porta, ho gli occhi iniettati di sangue.

-Ciao sono della folletto.
-Sì?

- Posso parlare con mamma?

- NE COMPRO DUE!